INTERVISTA

Domanda: Cominciamo col conoscerci. Vuoi presentarti ai nostri lettori?

Sono nato e vivo a Roma, ho 30 anni e divido tutto il mio tempo tra due attività, quella di autore e quella di redattore.
Per il momento, per gran parte solo a livello non professionale. Sono un curiosone, mi interessa tutto, e così praticamente sono un grande ignorante, ma su un sacco di argomenti!
Coltivo molte passioni, in primis quella per il fumetto, di ogni genere e nazionalità, ma con l'eccezione dei supereroi, che proprio non riesco a mandar giù; il cinema e l'animazione, soprattutto quella nipponica dal taglio serio e adulto;
la storia, in particolare degli antichi romani, e la scienza; la narrativa, con letture che vanno dal romanzo minimalista al racconto fantasy, anche se poi il mio più grande rammarico è proprio il poter leggere solo una minima parte di tutto ciò che compro o di quello che vorrei leggere. Infine, devo dichiarare il mio amore viscerale per la fantascienza, sotto qualsiasi forma:
libro, fumetto, cinema, telefilm, modellismo, ecc.

D: Nel 2002 hai pubblicato ‘Aliene Umanità’, una raccolta di racconti. Vuoi parlarci di questa tua ‘opera prima’ e del modo in cui sei arrivato alla pubblicazione?

Come ho già detto, ero stanco di vedere le mie storie solo sullo schermo.
Avevo voglia di poter tenere qualcosa di mio, fisicamente, tra le mani, e così un po' incoscientemente, mi sono messo in testa che mi sarei autoprodotto un piccolo libro.
Ho fatto tutto da solo, dai testi, ovviamente, alla grafica di copertina. Un lavoraccio, per chi è abituato solo a creare testi battendo a casaccio sulla tastiera. Ho avuto anche la fortuna di trovare un appoggio in Ade Capone, che prestandomi la sua etichetta indipendente, mi ha permesso di essere distribuito non solo attraverso Internet ma anche in fumetteria.
Solo la copertina è stata realizzata da qualcun altro, e sempre grazie alla mediazione di Capone: Fabio Bartolini, uno dei disegnatori di "Dampyr", e a mio modesto parere, uno dei più bravi AL MONDO.
Per me è stata una grande soddisfazione e un grande onore di cui sono molto fiero.

D: Qual è la molla che ti ha spinto a scrivere, quando hai cominciato e quando hai pensato che potesse essere qualcosa di più di un hobby?

Veramente volevo fare l'astronauta... poi siccome vedo peggio di una talpa, ho desistito.
Scherzi a parte, di preciso non lo so neanche io da dove sia nata questa mia aspirazione, considerando anche che a scuola, in italiano, non andavo proprio benissimo, anzi.
Le prime cose che ho scritto comunque, risalgono al '97, ed erano un goffo tentativo di scrivere un romanzo di fantascienza, ovviamente. Poi, in seguito alla continua lettura di libri e fumetti, il tutto è venuto quasi naturale, c'è stata un'evoluzione spontanea, un sorta di spirito di emulazione delle mitiche gesta dei grandi scrittori.
La voglia di creare qualcosa di mio comunque, è maturata di pari passo con il fatto di cominciare a pensare a poco a poco di volerne fare la mia professione, perché per problemi personali, posso lavorare solo a casa e facendo uso del computer.
Diciamo pure che non molta scelta, ed è stato quasi un passo obbligatorio, per me. O scrivo, o scrivo. E così, se lo faccio, è meglio che mi paghino per farlo, no?

Non fa una grinza. Pochi mesi fa hai anche esordito nel mondo del fumetto, in una delle testate più importanti del panorama italiano, Lazarus Ledd. Oltretutto, il tuo compito è stato reso ancora più difficile dal fatto che, salvo rare eccezioni, tutti gli episodi della serie sono firmati dal suo creatore, Ade Capone, quindi ti sei trovato ad affrontare un inevitabile paragone.
Come hai fatto ad arrivare sulle pagine di Lazarus Ledd e come ti sei accostato ad una serie così ben caratterizzata?

È banale, ma ci sono arrivato con la testardaggine.
Badate bene, Ade e io siamo amici da molti anni, ma quando si entra nel professionale, tutto il resto, com'è giusto che sia, viene lasciato alle spalle. Tanto per rendervi l'idea, il numero di soggetti bocciati prima del sospiratissimo "sì", supera i TRENTA.
A Lazarus Ledd mi sono accostato con il massimo rispetto e con estrema cautela, ma anche dietro suggerimento di Ade, senza lasciarmi intimorire, con sicurezza e determinazione. Che poi è l'unico modo per fare un buon lavoro, credo.

D: Quali sono le difficoltà principali nello scrivere una sceneggiatura?

Sinceramente non ne ho avute molte, sorprendentemente neanche nel gestire il gran numero di pagine. Come ho già detto leggo moltissimi fumetti, e nei casi che lo meritano, sono molto attento alle sceneggiature, col risultato che probabilmente il linguaggio, i codici propri del fumetto, li ho assimilati senza neanche accorgermene, e ormai sono un po' dentro di me.
La difficoltà maggiore è stata sicuramente il dover limitare la lunghezza dei dialoghi. Io ero abituato ai racconti, dove non ci sono restrizioni, mentre nel fumetto, che è fatto essenzialmente di sintesi, devi riuscire a condensare i messaggi che vuoi comunicare in uno spazio molto limitato, far stare tutto quello che vuoi o devi dire in una frase di pochissime parole.

D: Quali differenze di approccio ci sono, se ce ne sono, tra un racconto e una sceneggiatura?

Be', tecnicamente parlando, sono due codici differenti di comunicazione, e come tali vanno affrontati. Vedi quanto ho appena detto a proposito dei dialoghi. Ci sono molte differenze, e non puoi certo scrivere una sceneggiatura come faresti con un racconto in prosa, o viceversa, naturalmente.
Nella narrativa classica, conta molto lo stile personale, le visioni dell'autore, e le sue idee possono essere messe direttamente e in piena libertà direttamente su carta;
nello sceneggiare un fumetto tutto ciò non è possibile, perché ciò che verrà stampato non è la sceneggiatura, ma ci sarà bisogno dell'interpretazione visiva di un'altra persona, il disegnatore;
il quale, attraverso la sua mediazione, renderà (o proverà a farlo) su carta ciò che lo sceneggiatore sarà stato in grado di comunicargli, e lo farà con immagini proprie, e non dello sceneggiatore, che può solo "suggerirgli" cosa disegnare.
La sceneggiatura, se vogliamo, è un linguaggio molto più tecnico e meno personale con cui raccontare le proprie storie, e lo stile dello sceneggiatore, sebbene sia spesso comunque ben riconoscibile, è comunque filtrato da un terzo.
Una cosa fondamentale però hanno in comune: devono saper essere raccontati, cosa tutt'altro che semplice, perché una cosa è scrivere storie, cosa di cui sono quasi tutti capaci; e un'altra è saperle raccontare BENE.

D: Scendendo nel tecnico, la stesura del soggetto avviene interamente nella tua testa o si sviluppa per fasi? Preferisci concentrarti sulla trama o sui personaggi?

Non è una cosa automatica, e non ho un metodo ben preciso. Il parto di un soggetto, almeno per me, è una fase niente affatto facile, anzi, è molto sofferta.
A volte, ma di rado, mi si accende di colpo la lampadina, il classico fulmine che mi attraversa i neuroni, ed è una cosa che mi accade spesso appena svegliato. Di solito invece, il processo creativo è molto vario, e posso iniziare senza distinzione dal personaggio, da un ambiente, una scena o anche da un trama intera. Ed è veramente raro che l'idea finale non subisca variazioni, piccole modifiche o addirittura stravolgimenti.
A mano a mano che la storia cresce e matura, mentre la si scrive e prende forma, ci si accorge delle banalità, degli errori, delle sciocchezze o delle incongruenze, e si aggiusta il tiro. Trama o personaggi? Da Ade ho appreso (anche se mi risulta difficile applicarlo) che il fulcro di una storia è il personaggio.
Se questo non c'è, ed è solo un pretesto, tutto il resto non regge. Parte tutto da lì, dal o dai personaggi, e da questi che nasce una trama credibile, appassionante e convincente.

D: Quali sono i tuoi punti di riferimento, letterari e non?

Tanti, troppi per essere elencati. Ma ritorno volentieri sui due nomi appena dati. Penso che siano, molto semplicemente, due geni assoluti.
Asimov, per la letteratura "classica", per la sua immediatezza, la sua leggerezza, la straordinaria capacità inventiva e l'abilità di saper raccontare a molti, un fatto che nel campo della fantascienza non è riuscito a moltissimi autori.
Non mi importa delle tante critiche che gli vengono mosse, o di quello che era o faceva nella vita; è e resterà sempre il mio preferito.

D: Quali sono i consigli che vuoi dare ai tuoi colleghi scrittori emergenti per cercare di emergere sul serio? Quali sono le cose da fare e quelle da non fare?

Il più importante è la cocciutaggine. Insistere, insistere e insistere. Ma sempre con il massimo dell'educazione e del rispetto, perché altrimenti si perdono anche le poche possibilità che si hanno di essere letti. Una spiccata capacità autocritica, leggere gli altri, i grandi autori, analizzare le grandi opere, e confrontarle alle nostre.
È con i grandi che ci si deve confrontare, se si vogliono capire le proprie deficienze. Grande umiltà nell'ascoltare con la massima attenzione ogni consiglio, osservazione o critica.
Ascoltare e valutare, perché non è detto che le considerazioni siano giuste, anzi, spesso non lo saranno, ma sentire tutte le critiche che vengono mosse al proprio lavoro, è d'obbligo.
Anche per una forma di rispetto nei confronti di chi ha dedicato una parte del suo tempo a noi. Cose assolutamente da non fare: ritenersi uno scrittore arrivato, perché non si arriva mai.
Pensare che gli editori e redattori non ci pubblichino o che addirittura non ci leggano, e che il mondo intero complotti contro di noi, perché non è così (e almeno non per tutti). Spesso le opere inviate vengono lette, e non vengono accettate molto semplicemente perché non sono all'altezza.
Siatene coscienti.
Conoscere l'editore a cui ci si rivolge, ciò che pubblica; sembra una banalità, ma in tanti presentano dei testi che non hanno nulla a che fare con i cataloghi degli editori a cui sono inviati.

D: Consigliaci un libro o un film che non dovremmo perderci..

Una cosa che non sopporto degli autori di fumetti, in generale, è il loro continuo e inutile lamentarsi del fatto che i fumetti vengono considerato "roba da bambini", che non vengono considerati arte, che il loro lavoro è sminuito, ecc.
Poi però, quando gli fanno una domanda come questa, si guardano bene dal menzionare opere a fumetti, contribuendo così ad avvalorare loro stessi la tesi secondo cui i fumetti sono "robetta per decerebrati" o al massimo per "bambini non cresciuti".
Ti consiglio così due fumetti: Ken Parker, e Nausicaä. E un cartone animato giapponese, di prossima uscita solo in DVD, ahimè: Jin Roh.
Altro che libri e film...

D: Infine la nostra solita domanda originale. Progetti per il futuro?

Ah, io ne ho tantissimi, ma nella mia testa.
Devo solo trovare qualcuno che me li pubblichi.
Facile, no? Fatemi un grosso "in bocca al lupo", grazie.